Cosa sta accadendo in Siria?
Non c'è ombra di
dubbio che in Siria ormai è in corso una guerra civile. Persino sulla
stampa occidentale si scrive che c'è un esercito siriano cosiddetto
‘libero’ che spara e uccide, e questo esercito siriano libero è
appoggiato dalla Turchia, dall'Occidente. Ankara si riserva persino il
diritto di istituire una sorta di ‘zona franca’ nell'ambito del
territorio siriano, si riserva cioè il diritto di invadere il territorio
siriano. A sua volta la Francia pronuncia la minaccia di istituire un
cosiddetto ‘corridoio umanitario’, sempre a danno della sovranità
siriana. Quindi, qualunque sia la posizione che noi assumiamo, dobbiamo
prendere atto del fatto che è in corso una guerra da una parte e
dall'altra, e che la parte che si è rivoltata contro Assad è appoggiata
anche sul piano militare dalla strapotenza militare dell’Occidente e
della stessa Turchia.
E, invece, su «La Stampa», così come sul «Corriere della Sera» e
sugli organi di stampa più diffusi, e alla televisione leggiamo e
sentiamo continuamente la tesi secondo cui in Siria ci sarebbe
semplicemente una repressione sanguinaria, cieca, contro una popolazione
civile che manifesta in modo pacifico.
Questa è una manipolazione
che risulta dagli stessi organi di stampa occidentali, se noi li
leggiamo con attenzione, e questa manipolazione così ossessiva, così
ripetuta, così insistita, trova un precedente soltanto nelle
manipolazioni di Goebbels.
Come commenta i dati Onu sulle violazioni dei diritti umani in Siria?
Intanto, non è che
queste agenzie, come Amnesty International o Human Rights Watch su cui
spesso si fonda anche l'Onu, siano al di sopra di ogni sospetto. Non è
per niente così. E quindi io non escludo affatto che ci siano violazioni
dei diritti umani da parte del governo di Assad, così come non escludo
affatto che ci siano state violazioni dei diritti umani da parte di
Gheddafi, ma la manipolazione consiste nel fatto di tacere che dolorose
violazioni dei diritti umani ci sono state e ci sono anche dall'altra
parte.
D'altro canto, quando noi riflettiamo sugli sviluppi in Siria,
con una lettura attenta della stampa occidentale più ufficiale, ci
rendiamo conto che ciò che viene rimproverato ad Assad è in realtà di
mantenere rapporti con l'Iran, gli Hezbollah e Hamas. Non a caso, le
forze dell'opposizione siriana, quelle appoggiate dall'Occidente, si
sono subito affrettate a dichiarare che loro cancelleranno i rapporti
con la Siria, con Hamas e con gli Hezbollah, cioè in altre parole
collaboreranno con Israele per reprimere pesantemente i diritti umani
del popolo palestinese.
Pensa che le forze in campo combattano ad armi pari?
No, ma secondo me
ci sono due sbilanciamenti. Non c'è dubbio: all'inizio anche della
guerra contro la Libia - perché di guerra si è trattato - le forze di
Gheddafi avevano una superiore potenza militare forze rispetto alle
forze di Bengasi. Però, al tempo stesso c'è un altro sbilanciamento: le
forze di Bengasi appoggiate dall'Occidente erano e sono risultate
nettamente più potenti delle forze di Gheddafi. La stessa dialettica si
sta verificando anche per quanto riguarda la Siria. Siccome lei insiste -
e a ragione - sulla questione dei diritti umani, io vorrei farle notare
un punto essenziale. Non cito Marx ma Franklin Delano Roosevelt.
All'inizio della Seconda Guerra Mondiale - gli Stati Uniti non erano
ancora partecipi di questo gigantesco conflitto - Roosevelt pronunciò un
famoso discorso, quello delle “Quattro libertà”. Una di queste, e
quindi uno dei quattro fondamentali diritti umani, era “la libertà dalla
paura”. Egli polemizzava in questo caso contro Hitler. Questi, facendo
pesare la minaccia di aggressione sui paesi confinanti o vicini, in
realtà li privava della libertà dalla paura - che è uno dei diritti
umani fondamentali. Ma oggi è la Siria ad essere privata di questo
diritto umano fondamentale che è la libertà dalla paura.
Che cosa
dovremmo poi dire dell'Iran, dove ci sono uccisioni, attentati,
assassini di scienziati? Si tratta di attentati che comportano vittime
anche tra la popolazione civile, che vive peraltro sotto il terrore di
essere bombardata da un momento all'altro. In questo caso non c'è dubbio
che a calpestare il diritto umano alla «libertà dalla paura» siano in
primo luogo l'Occidente e Israele.
Sul suo blog ha un video che
contesta i disordini e le violenze in Siria. Cosa pensa dei video
circolati su youtube che mostrano le violenze dell’esercito regolare?
Sì, in Siria c'è
stata una delegazione che ci ha trasmesso questo video. Intanto, noi
dobbiamo tenere conto, come in un qualsiasi processo regolare, del
principio: audiatur et altera pars – si ascolti anche l'altra parte.
Questo è un principio della civiltà giuridica. Noi dobbiamo ascoltare la
versione occidentale, ma anche quella siriana. Diversamente, non siamo
in grado di argomentare con un minimo di correttezza. E allora, da parte
siriana si afferma che sono stati uccisi centinaia e centinaia di
membri delle forze siriane. E non credo che questo si possa facilmente
mettere in dubbio.
Se le cose stanno così, è evidente che non si può
parlare di un esercito che colpisce la popolazione civile, ma si deve
parlare di una rivolta armata sin dall'inizio, o almeno di una rivolta
che ha visto sin dall'inizio, in certe località, la partecipazione di
elementi armati. Quando invece si continua a parlare, ancora una volta,
di una repressione che vede da un lato un potere feroce e dall'altra
parte una popolazione che manifesta pacificazione, si compie una
manipolazione.
Io non sostengo, che ogni manifestante è stato
manipolato. Non è questa la mia posizione. E' evidente che in Siria ci
sono una serie di contraddizioni religiose, etniche, tra il potere e tra
chi invece schierato è contro il potere; quella che io sto negando è la
tesi di una repressione sanguinaria e sadica contro una popolazione
civile e disarmata.
Quanto alla questione dei video che
dimostrerebbero la violenza cieca del regime, secondo me, in questa
domanda c'è un po' di ingenuità. Faccio un esempio storico, quello che
avviene in Romania alla vigilia del rovesciamento di Ceausescu. Sia
chiaro, il regime di Ceausescu era un regime largamente screditato e
meritatamente screditato, non lo sto difendendo. Però, lei sa che a un
certo punto si diffonde la voce che in una città della Romania
(Timisoara) c'è stata una manifestazione e che questa manifestazione è
stata non solo repressa nel sangue ma repressa con una ferocia tale da
far gridare al «genocidio». Dopo un po', si viene a sapere, e su questo
ci sono testimonianze inoppugnabili, che cadaveri prelevati
dall'obitorio erano stati mutilati e che tutte queste immagini era
finite sulla televisione. Un illustre filosofo italiano, Agamben - non è
comunista per esser chiari - ha parlato di questo avvenimento come
dell'avvento di una società in cui il vero è soltanto una parte del
falso. Ai giorni nostri questa capacità di manipolazione è enormemente
aumentata, anche perché internet è tutt’altro che un mezzo ‘spontaneo’.
Perché
mai non dovremmo essere diffidenti nei confronti delle fonti
occidentali? Quando nel 2003 c'è stata la guerra contro l'Iraq, non ci
era stato forse assicurato che l'Iraq aveva armi di distruzione di
massa? Non solo: Blair aveva persino affermato che in 45 minuti Saddam
sarebbe stato in grado di lanciare i missili con queste armi di
distruzione di massa, con le bombe atomiche. In questo caso chi è stato
l'erede di Goebbels? Blair. Certo, Saddam era un dittatore feroce ma gli
eredi di Goebbels erano Blair e Bush.
Secondo Yevgeny Volk la Russia
"nutre ancora un sentimento di lealtà nei confronti degli ex alleati
sovietici" (Cuba, Corea del Nord, Iran e Siria), cercando di rimanere
una “grande potenza”. Volk collega le tensioni con l'Occidente sulla
Siria e l'Iran alle prossime elezioni parlamentari, in un "momento in
cui il sentimento nazionalista è in crescita".
Intanto, la cosa la scandalizzerà, ma io
non considero un'offesa dire che la Russia di oggi eredita la politica
estera dell'Unione Sovietica: la politica estera dell'Unione Sovietica
non può certo essere condannata in blocco come qualcosa di orribile.
Questo
è il primo punto. In secondo luogo, questa dichiarazione mi sembra
ingenua e ideologica. Non c'è dubbio che la Russia aspiri ad essere una
grande potenza. Ma secondo me, se al posto di Putin o di Medvedev, oggi
presidente della Russia, ci fosse Obama, la Russia continuerebbe ad
aspirare ad essere una grande potenza. Non c'è paese di una certa
dimensione, con un certo peso militare, economico, che non aspiri ad
essere una grande potenza. Cosa c'è di strano che la Russia aspiri ad
essere una grande potenza? Non c'è nulla né di strano né di scandaloso.
Trovo
invece scandaloso e contrario ad un ordinamento internazionale fondato
sulla democrazia il principio più viene affermato dalla tradizione
politica statunitense, per esempio da Bush Jr. ma anche da Clinton, il
principio in base al quale gli Stati Uniti sono la nazione eletta da Dio
con il compito di guidare il mondo. Questo principio è evidentemente
antidemocratico per definizione. Se c'è una nazione con il compito
affidato da Dio di guidare il mondo, le altre nazioni sono costrette a
seguire e ad essere obbedienti. Invece il fatto che un grande paese
aspiri a esercitare un ruolo politico internazionale importante non
comporta di per sé un conflitto; ci si può mettere d'accordo.
Appare chiaro che intorno alla questione siriana vi sia un gioco di alleanze e interessi che proviene da più fronti.
Su questo ha pienamente ragione.
Indubbiamente è in atto quello che nell'800 gli inglesi chiamavano il
Great Game, cioè il Grande Gioco geopolitico in base al quale ognuno
cerca di guadagnare una sfera di influenza. Questa è la politica
internazionale. Quindi su questo punto non ci sono dubbi.
Ciò non ci
impedisce di distinguere. Quando dichiara che non si può accettare un
intervento in Siria non legittimato dal Consiglio di sicurezza dell'Onu,
la Russia espone un principio di diritto internazionale che va
rispettato. Quando invece l'Occidente, per bocca del ministro francese
della Difesa Juppé, difende il diritto di imporre sovranamente un
«corridoio umanitario», e quindi di operare un intervento militare
contro la Siria al fine di aprire questo presunto corridoio umanitario,
Juppé teorizza la ‘legge della giungla’. Di questo bisogna prendere
atto.
Naturalmente, si può dire che entrambe le parti partecipano al
Grande Gioco geopolitico, però vi partecipano in modo diverso. Anche
Hitler, quando aggrediva l'Unione Sovietica, partecipava a un Grande
Gioco geopolitico così come vi partecipava l'Unione Sovietica. Resta
fermo che i due regimi hanno partecipato a questo grande gioco in modo
totalmente diverso.
Sulle posizioni dell'Arabia Saudita e sui giochi che si stanno muovendo intorno alla questione siriana?
Per quanto riguarda l'Arabia Saudita
non c'è dubbio che rappresenta ‘le forze della reazione’. E' difficile
qualificarle diversamente. La condizione della donna è quella che è; non
mi pare che ci sia una democrazia parlamentare. La sproporzione fra la
ricchezza parassitaria di una piccola minoranza privilegiata e il resto
della popolazione è evidente ed è sotto gli occhi di tutti.
In Medio
Oriente sta accadendo qualcosa di simile a quello che avvenne in
Afghanistan al tempo dell'occupazione sovietica. Questa occupazione era
da condannare, ma come rispose l'Occidente? Rispose con un accordo con
le forze islamiche più radicali che da Reagan vennero chiamate freedom
fighters. Quelle forze diventarono «terroristi» solo dopo essersi
schierate contro gli Stati Uniti. E oggi, in Medio Oriente, secondo me,
c'è un accordo di fondo tra Stati Uniti, Arabia Saudita e Fratelli
Musulmani: si tratta di imporre regimi che promuovano il fondamentalismo
contrapponendosi al tempo stesso all'Iran e volgendo le spalle alla
causa palestinese. E così quei regimi faranno il gioco di Israele e
contribuiranno a martirizzare ulteriormente il popolo palestinese.
A
me pare che Bashar al Assad, anche se solo dopo l'inizio della rivolta e
in seguito alle pressioni della Russia e in parte della Cina, abbia
accettato di promuovere riforme politiche. Però, ci sono forze che
mirano a rendere impossibile l'introduzione di tali riforme, perché
interessate allo scoppio su larga scala di una guerra civile che possa
legittimare l'intervento dell’Occidente. E quindi, da questo punto di
vista io condivido le prese di posizione della Russia e della Cina:
occorre rivolgere appelli al dialogo ad entrambe le parti in conflitto. E
credo che le forze più illuminate, se ci sono, dell'opposizione siriana
possano essere interessate a questa prospettiva.
Se invece le forze
siriane dell'opposizione, pur partendo eventualmente da posizioni
democratiche e quindi da rispettare, invocano poi l'intervento straniero
o fanno di tutto per alimentarlo, esse passano dalla parte del torto.
E’ chairissimo.
Il professore Dahmash –
palestinese vissuto in Siria – sosteneva che non tutti i palestinesi in
questo momento giudichino le rivolte siriane come potenzialmente dannose
per la loro causa.
Non tutti i palestinesi hanno la
medesima posizione sulla Siria. Anche perché, per quanto riguarda i
palestinesi, alcuni sono orientati in senso laico, e altri hanno un
orientamento di tipo religioso. I settori di orientamento religioso
possono avvertire disagio per una posizione, come quella del regime
siriano, che è profondamente laico e che in certi caso ha imposto la
laicità dall’alto.
Veniamo alla Lega araba. Secondo me prende una
posizione sbagliata. Non c'è dubbio che in questo caso le pressioni
occidentali giochino un ruolo, e non c'è dubbio che l'Arabia Saudita
giochi un ruolo che io considero nefasto. Mi sembra che ci siano anche
tante incertezze nell'ambito della Lega araba, nonostante sia fuori
discussione che per ora la Lega è sotto l'egemonia saudita.
La soluzione che auspica alla crisi siriana?
Si tratta di allargare il grado di
partecipazione della società civile alla direzione della Siria. Esprimo
un parere negativo sulla successione ereditaria. Ma ritengo
comprensibile che un paese con una tradizione coloniale alle spalle non
riesca ad esprimere un regime costituzionalmente moderno e ben
funzionante con la stessa facilità di paesi che non hanno questa
tradizione coloniale alle spalle. D’altro canto: gli Stati Uniti che si
vantano di essere la più antica democrazia del mondo, in realtà per
tutto un periodo storico hanno schiavizzato i neri e sterminato gli
indiani. Se mai sono giunti alla democrazia – e su questo si può
discutere - ci sono giunti molto tardi. Perché invece dobbiamo fare i
maestri inflessibili nei confronti di paesi che noi come Occidente
abbiamo a lungo soggiogato, sfruttato, oppresso, e quindi messo nelle
condizioni di esprimere solo con grande difficoltà un regime politico
moderno