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venerdì 12 agosto 2011

TUTTE TOGHE ROSSE ?

Documento di 20 compagni di Magistratura democratica



La nostra presenza all'interno di un settore, la Magistratura, ancora una volta sottoposta a pressioni per le nuove dimensioni dello scontro sociale in atto, ci spinge a proporre alle forze della sinistra una riflessione sui dati di realtà sociale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Un'importante occasione di dibattito ci pare è auspicabile, riesca ad assumere dimensioni di massa e che è importante arricchire il convegno di Bologna del 23 25 settembre prossimo, si tratta di una scadenza che di contributi da esperienze di lavoro politico e professionale; oltre che di quelle provenienti dai diretti protagonisti delle lotte degli ultimi mesi.
Siamo consapevoli dei rischi di strumentalizzazione di parte o di generazioni avventuristiche che aleggiano, anche se ingigantiti da una stampa interessata, intorno al convegno di Bologna. Sono comunque pericoli che non possono essere su,perati né da una ghettizzazione delle forze sociali e politiche che agiscono all'interno del convegno, né tanto meno da una aprioristica attribuzione a queste forze di un ruolo e di una volontà di provocazione.
Essenziale, viceversa, è assicurare tutte quelle presenze che riescano ad inserirsi nella domanda di dibattito politico posta dal movimento come una sua esigenza reale. In questo senso rivolgiamo questa riflessione anche ai compagni che militano nell'area della sinistra storica, che riteniamo debbano essere investiti dal dibattito. Questo anche per accettare, come intellettuali, l'invito a « sporcarsi » cioé a confrontarsi, pur da posizioni divergenti, con le varie forze della sinistra.
Ancora una volta è di attualità il tema della repressione e dell'assetto dello stato. Una risposta agli interrogativi che su questo tema si sono proposti non può che prendere le mosse dalla profonda svolta politica che l'accordo a sei ha ufficialmente sancito.
Per questa via si sta producendo un profondo processo di impoverimento di quegli strumenti ideologici che in passato avevano consentito alla classe operaia di bloccare gli attacchi più massicci portatele contro in questi anni.
Ad esempio, ieri si individuava con chiarezza il preciso segno di classe nella gestione della strategia della tensione. Oggi, gli episodi di cui quella stessa strategia continua ad alimentarsi, sono attribuiti genericamente all'azione di un oscuro nemico di tutte le classi o di una tessitura di trame importate dall'estero, trascurando di individuare la matrice politica. Alla denunzia del ruolo giocato dai vari apparati dello stato nell'attacco si è sovrapposto il concetto acritico di istituzione il cui segno è comunque democratico anche quando la struttura interna, i metodi di gestione, la incapacità di aprirsi ad un controllo popolare sono rimasti sostanzialmente immutati.
La preoccupazione conseguente all'accordo a sei di mantenere il difficile equilibrio tra le forze politiche, porta all'indebolimento anche di quelle forze innovatrici interne alle istituzioni, come Magistratura democratica, che non possono contare su di un referente politico nella loro opposizione alla natura gerarchica, burocratica, accentratrice dello stato.
Tutto il fronte delle lotte nelle istituzioni risulta d'altro canto fiaccato. Sono molteplici e vari i segni di questa generale smobilitazione del controllo democratico sulle istituzioni, che l'accordo impone. Essi vanno dalla prudenza che caratterizza la denunzia delle responsabilità democristiane nei processi per le trame fasciste e golpiste, al mancato approfondimento delle collusioni governative nella fuga di Kappler, al prevedibile affossamento dello scandalo di regime connesso al caso Lockheed. Il malcostume amministrativo e le ruberie di Stato rivelatisi in Friuli e nelle spartizioni di fette di potere economico, non hanno inoltre visto momenti di opposizione tali da risolversi almeno in un principio di mutamento delle prassi di potere sin qui seguite dalla classe dirigente.

Le illegalità innegabili

L'impiego di squadre speciali di poliziotti, la soppressione per un mese del diritto di manifestazione a Roma, la creazione di carceri « speciali » rappresentano innegabili illegalità e producono, con l'acquiescenza che accompagna questi episodi, un allarmante fenomeno di assuefazione alla criminalità del potere ed alla brutalità degli apparati. La tendenza controriformatrice in atto dal 1974, che ha comportatl) non solo il blocco di ogni proposta innovatrice come il nuovo Codice di Procedura Penale ma un arretramento della legislazione rispetto allo stesso codice Rocco, ha trovato, nell'accordo a sei, la sua definitiva sanzione politica e la premessa per ulteriori gravi sviluppi. L'accordo ha avuto un principio di attuazione 1'8 agosto scorso, con l'approvazione in commissione e quindi senza dibattito in aula, di tre leggi che ribadiscono la tendenza a scaricare autoritariamente sugli « utenti » I'inefficienza della macchina giudiziaria e introducono nuovi strumenti di repressione facilmente utilizzabili contro il dissenso politico e le lotte sociali (aggravamento di pena e arresto in flagranza per l'uso di caschi, sequestro e confisca dei covi).

Un'altra legge relativa ai permessi ai detenuti ha di fatto vanificato la più importante innovazione della riforma carceraria, riducendo le ipotesi in cui è possibile concedere i permessi e frapponendo ostacoli alla pratica usufruibilità da pare degli interessati. Altri e più autoritari progetti, tra cui il famigerato fermo di polizia, I'estensione delle perquisizioni e delle intercettazioni, sono in cantiere nel.'agenda parlamentare o governativa.

Situazione grave

L'involuzione del quadro costituzionale determinata da questa legislazione è sempre più spesso giustificata come una necessità: la difesa dello Stato contro l'eversione crescente. Si tratta di una parola d'ordine che apre la via allo scivoloso terreno delle abdicazioni dei diritti costituzionali, secondo una tendenza ormai generale in tutti i paesi di capitalismo avanzato.

Ma anche sul piano dell'efficienza repressiva si tratta di risposte destinate a non raggiungere lo scopo, perché incapaci di fronteggiare fenomeni che hanno origine precisa nella marginalizzazione crescente di larghe masse, espulse o mai entrate nel processo produttivo, e rese disperate dalla disgregazione politica e culturale.

Contro chi non si allinea prontamente all'interno delle istituzioni a questa ideologia dell'ordine e dello stato di emergenza, vengono messe in atto misure più drastiche di persuasione: i giudici di sorveglianza rei di una applicazione liberale della riforma carceraria, vengono puniti con la sospensione dell'incarico una intera corrente di magistrati, che aveva avanzato preoccupazioni sulla involuzione del quadro politico e legislativo, viene tenuta sotto la costante minaccia di sanzioni disciplinari.

La stabilità politica è assunta come valore fondamentale: le lotte sociali e le proteste politiche, indotte dai sempre crescenti bisogni (manifestazioni dei disoccupati, occupazioni di case, proteste giovanili, ecc.) sono così in questi ultimi mesi divenute le punte di emersione della nuova « criminalità » politica. I preoccupanti livelli di repressione risultanti da questo quadro, la mancanza di una forza politica di reale opposizione che si faccia carico di un controllo sugli apparati statali ci sembrano i connotati più gravi della situazione: è su questi dati che riteniamo di dover richiamare l'attenzione e il dibattito all'interno della sinistra.

Giangiulio Ambrosini
Diego Benanti
Antonio Bevere
Romano Canosa
Corradino Castriota
Gabriele Cerminara
Fausto Ciuchini
Giuseppe Di Lello
Gaetano Dragotto
Aurelio Galasso

Bianca Lamonaca
Franco Misiani
Franco Marrone
Riccardo Morra
Filippo Paone
Ernesto Rossi
Luigi Saraceni
Gianfranco Viglietta
Aldo Vitozzi
Massimo Gaglione (tutti di Magistratura Democratica).

COSA PENSATE DELLA ASOCIAZIONE MAGISTRATURA DEMOCRATICA


Fra gli organismi associativi della magistratura, Magistratura democratica si caratterizza per un'ispirazione ideologica maggiormente di sinistra ed improntata alla difesa dell'autonomia e indipendenza del potere giudiziario rispetto agli altri poteri dello stato, in un'ottica che per questo in passato ha spesso trovato punti di corrispondenza nell'azione politica del Partito Comunista Italiano e della sinistra extraparlamentare, e di partiti quali Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani e le correnti di sinistra del Partito Democratico nel contesto politico attuale. MD è stata fondata a Bologna il 4 luglio 1964, e ha visto progressivamente crescere il proprio peso all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati. Nel 1969 una scissione interna ha dimezzato i risultati alle elezioni dell'ANM del 1970 rispetto alle precedenti. Gli aderenti a MD si divisero in due parti: la prima rimase appunto all'interno di Magistratura Democratica, la seconda (guidata da Adolfo Beria d’Argentine) uscì da MD e confluì nel movimento "Impegno Costituzionale". Il gruppo di "Impegno Costituzionale" contestava lo spirito fanatico e antidemocratico dei membri di MD, e in particolare l'atteggiamento di ambiguità o di approvazione nei confronti dei militanti violenti delle organizzazioni di estrema sinistra e del nascente terrorismo [1]. Nelle elezioni del 1999 e del 2003 è risultata seconda dietro al gruppo Unità per la Costituzione. MD è inserita nel circuito Medel (Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés), una rete di associazioni di magistrati di vari Paesi europei.

Magistratura democratica ha circa 900 aderenti in tutta Italia.

Gli Organi di Magistratura democratica sono: - Il Congresso costituito da tutti gli iscritti, che possono partecipare personalmente o a mezzo di delegati eletti secondo le norme dello statuto dell'Anm; ogni delegato non può rappresentare più di dieci aderenti; - Il Consiglio Nazionale composto da venti consiglieri, dieci uomini e dieci donne, eletti ogni due anni durante il Congresso; - Il Comitato Esecutivo composto dal Segretario Generale e da nove membri, eletti fra i componenti del Consiglio Nazionale; è presieduto dal Segretario Nazionale; - Le sezioni, costituite nell'ambito territoriale di ciascun distretto di corte d'appello o di più distretti finitimi; ogni assemblea di Sezione designa al suo interno un Segretario; le sezioni hanno una loro autonoma organizzazione interna.

I componenti del Consiglio Nazionale eletti dal XVI Congresso Nazionale, tenutosi a Roma dall'8 all'11 febbraio 2007, sono: Marisa Acagnino, Silvia Albano, Vittorio Borraccetti, Edmondo Bruti Liberati, Daniele Cappuccio, Linda D'Ancona, Donatella Donati, Valeria Fazio, Gianfranco Gilardi, Maria Rosaria Guglielmi, Giovanna Ichino, Manuela Massenz, Francesco Menditto, Luca Minniti, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Santalucia, Emilio Sirianni, Anna Luisa Terzi, Fabrizio Vanorio e Francesco Vigorito. Il 3 marzo 2007 il Consiglio Nazionale ha poi eletto: il Presidente Edmondo Bruti Liberati ed il Segretario Generale Rita Sanlorenzo. Il Comitato esecutivo centrale, eletto il 3 marzo 2007, è composto dal Segretario Generale Rita Sanlorenzo e da: Marisa Acagnino, Silvia Albano, Linda D'Ancona, Donatella Donati, Valeria Fazio, Luca Minniti, Giuseppe Santalucia, Emilio Sirianni, Fabrizio Vanorio. Tesoriere nazionale è stato nominato

TOGHE EVERSIVE, ECCO PERCHE' SERVE UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA

Da "IL GIORNALE" di martedì 10 maggio 2011
Toghe eversive, ecco perché serve una commissione d`inchiesta Il premier rilancia: KVer ficare l`esistenza di un`associazione a delinquere fra i Pw Nello statuto di Magistratura democratica la conferma della loro militanza politica Anna Maria Greco Roma Silvio Berlusconi vuole «una commissione d`inchiestaper evidenziare se all`interno della magistratura ci sia un`associazione con fini a delinquere».
Il premier ne parla uscendo dal tribunale di Milano, dopo l`udienza del processo Mills, ma non è una novità assoluta se l`ultima proposta di legge sull`uso politico della giustizia, presentata a febbraio 2010 da Jole Santelli e Giorgio Stracquadanio, ripropone quella firmata da Fabrizio Cicchetto e Michele Saponara nel 2001.
Il Cavaliere e i suoi pensano a quella magistratura militante, con le bandiere rosse e lo spirito fortemente ideologizzato, che da sempre è stata in stretto collegamento con il Pci prima e i suoi eredi poi, fino all`attuale Pd, ma anche con Rifondazione comunista, Pdci e alcune forze extraparlamentari.
Chi si sorprende e si sgomenta, come Osvaldo Napoli del Pdl, di fronte al documento costitutivo di Magistratura democratica, forse non ha seguito negli anni la storia del collateralismo politico di questa corrente di sinistra delle toghe.
Il vicepresidente dei deputati pidiellini invita tutti a rileggere quel testo, mentre si onorano i magistrati vittime del terrorismo e infuri ala polemica, con il solito Umberto Bossi che prende le distanze: «Commissione d`inchiesta? Non so cosa sia. Non parlo di magistrati, perché ce n`è qualcuno stronzo ma uno non può dire che siano tutti stronzi».
Più che un sindacato, Md in effetti appare come una formazione «combattente» che vuole attuare un ben preciso modello politico-sociale. «Occorre rendere esplicito - si legge nell`atto di nascita - il fondamento ideologico degli obiettivi che l`associazione propugna. In altre parole oc- corre inserire codesti obiettivi in un`organica concezione della società e dello Stato».
Dalla fondazione a Bologna nel 1964, la corrente negli anni si organizza, meticolosamente e capillarmente sul territorio, per reclutare, formare, indottrinare e pungolare schiere di magistrati «impegnati» in un preciso progetto politico.
Dice ancora l`atto di fondazione:
«Il movimento si pone di indirizzare l`attività associativa ad una radicale svolta che la situazione generale del Paese e le aspettative in essa prepotentemente affiorate rivelano ormai matura. Tali aspettative si concretano nella richiesta ogni ora più pressante di rottura delle strutture istituzionali ereditate da un lontano e tragico passato e nella esigenza di instaurare la nuova tavola di valori scaturita dalla Resistenza e consacrata nella Costituzione».
Bastano pochi anni adAdolfo Beria d`Argentine per capi- re che Md è troppo organica al partito della falce e martello e addirittura vicina a forze extraparlamentari così fanatiche e violente da fiancheggiare il terrorismo. È lui, nel 1969 a guidare gli scissionisti che lasciano la corrente e fondano il movimento «Impegno costituzionale».
Md negli anni si alimenta agli scritti di giuristi come Franco Bricola, Giorgio Ghezzi, Stefano Rodotà, Franco Cordero, Gustavo Zagrebelsky.
E continua a richiedere una precisa scelta di campo ai suoi iscritti, superando i timori di eventuali accuse. «Il superamento del piano corporativo - dice ancora l`atto fondativo - inevitabilmente comporta una presa di posizione ideo logica, perché ad essa ci si è sempre inconsciamente o consciamente sottratti evidentemente nell`erroneo timore che l`affrontarla conducesse ad assumere una qualificazione politica determinata».
Un timore, viene da dire, non così erroneo.
IN ROSSO È ancora scontro fra Silvio Berlusconi e i magistrati di Milano Durante una pausa dei processo Mills il premier ha auspicato la creazione di una commissione d`inchiesta suiruso politico della giustizia.
A Montecitorio c`è già una proposta del Pdl per istituirla [Ansa] Quaranta onorevoli 007 per indagare sui rapporti tra giudici e partiti Presentata alla Camerail4 febbraio 2010, la proposta di legge che ha come prima firmataria Jole Santelli (Pdl) prevedeunacommissione di inchiesta sull`uso politico della giustizia. Sarebbe formata da 20 senatori e 20 deputati, scelti dai presidenti delle Camere in modo proporzionale alle forze politiche. Entro un anno dovrebbe accertare:
irapportifra partitie magistratura;
presunti obiettivi politici delle toghe; l`influenza delle correnti su giudici e pm; l`esistenza di casi di esercizio mirato dell`azione penale; l`esistenza dicasi dimancato o ritar dato esercizio dell`azione penale afini extragiudiziari;
se singoli esponenti o gruppi nella magistratura abbiano agito per interferire con l`attività parlamentare e di governo; se e come vada riformato l`ordinamento giudiziario e le procedure penali e civili per «garantire il funzionamento equo, celere e imparziale della giustizia». La commissione avrebbe gli stessi poteri dell`autorità giudiziaria per svolgere le indagini.
Di fronte a essa non si potrebbe opporre il segreto di Stato.

Parte della Relazione di Giuseppe Cascini XXIX CONGRESSO ANM

2. Le sfide dell'associazione
Con questo congresso l'ANM ha voluto lanciare una sfida. Alla politica e al
paese, ma anche al proprio interno.
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da conflitti originati da
aggressioni sistematiche alla funzione giudiziaria e alla sua indipendenza.
Sulla scia di questo scontro la politica ha concentrato tutta la sua
attenzione sull'ordinamento dei magistrati, forse nella illusoria speranza
che la crisi di legalità che attraversava il paese, emersa con tutta la sua
forza nella stagione di tangentopoli, potesse essere risolta non
aggredendone le cause profonde, ma limitando l'indipendenza dei magistrati.
Un po' come un ammalato che cerchi di cambiare il medico nella speranza di
ottenere una diagnosi più favorevole.
Dalla commissione bicamerale alla riforma dell'ordinamento giudiziario del
ministro Castelli questo è stato il leit-motiv della politica in questi
anni.
L'ANM ha contrastato il disegno di riduzione della indipendenza della
magistratura con gli strumenti a propria disposizione.
Non potevamo fare diversamente, ma dobbiamo essere consapevoli che questo
scontro ha finito per logorare la magistratura, la giustizia, il paese.
Nel frattempo, la crisi della giustizia, sulle cui cause risalenti sono
mancati gli interventi necessari, si è fatta sempre più grave. Il che, unito
ai continui attacchi, anche mediatici, nei confronti della magistratura e
delle sue decisioni, ha contribuito a minare la credibilità del sistema
giudiziario. Ma attenzione: la credibilità del sistema giudiziario e delle
sue decisioni è un valore irrinunciabile di uno Stato democratico; la tutela
della credibilità della giustizia è dunque un obbligo, prima ancora che un
interesse, in primo luogo per tutti coloro che ricoprono incarichi
istituzionali.

Magistratura democratica

Magistratura democratica è un'associazione aperta alla adesione di tutti i magistrati (art. 1 dello statuto) che aderisce, in sede nazionale, all'Associazione nazionale magistrati (ANM) e, in sede europea, a Magistrats europeèns pour la démocratie et les libertés (Medel).
Pur essendo una componente dell'Anm, md ha, rispetto a quest'ultima, una precisa autonomia, non solo in termini statutari, ma anche nella concreta partecipazione alle iniziative delle due associazioni: è possibile l'adesione a md senza adesione all'Anm.
Md ha organi di stampa propri (Il Notiziario, Questione Giustizia e Diritto, immigrazione e cittadinanza, quest'ultimo curato insieme all'ASGI), e aderisce -come detto - a Medel di cui non fa parte l'Anm.
Gli scopi di md non sono contenuti nello statuto ma sono chiaramente desumibili, oltre che dalla sua storia, da quelli indicati nello statuto di Medel, il cui art. 3 recita:
"L'Associazione ha come obiettivi:
  1. lo sviluppo di una cultura giurisdizionale europea fondata sul rispetto, in ogni circostanza, dei principi dello Stato di diritto democratico, tra i quali spiccano in primo luogo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
  2. la protezione delle differenze tra gli esseri umani e dei diritti delle minoranze, specialmente dei diritti degli immigrati e dei meno abbienti, in una prospettiva di emancipazione sociale dei più deboli;
  3. il sostegno all'integrazione comunitaria europea, in vista della creazione di una unione politica europea preoccupata della giustizia sociale;
  4. la difesa dell'indipendenza del potere giudiziario nei confronti sia di ogni altro potere che di interessi particolari;
  5. la ricerca e la promozione delle tecniche organizzative idonee a garantire un servizio giudiziario rispondente al principio di trasparenza e tale da permettere il controllo dei cittadini sul suo funzionamento;
  6. la democratizzazione della magistratura, nel reclutamento e nelle condizioni di esercizio della professione, sostituendo il principio democratico a quello gerarchico, specialmente nel governo del corpo giudiziario;
  7. l'affermazione del diritto dei magistrati, come di tutti i cittadini, alle libertà di riunione e azione collettiva;
  8. la promozione di una cultura giuridica democratica tra i magistrati dei diversi paesi, attraverso lo scambio di informazioni e lo studio di argomenti comuni."